Amnesty International Lombardia ha espresso preoccupazione per la delibera approvata dal comune di Lodi, che prevede che ai fini dell’accoglimento della domanda per ottenere le agevolazioni vengano considerati – per i cittadini stranieri – anche i redditi e i beni posseduti all’estero e non dichiarati in Italia.

Amensty International Lombardia

A entrare nella vicenda, ormai diventata una valanga mediatica di dimensioni nazionali, relativa alle prestazioni sociali agevolate negate ai cittadini stranieri che non hanno presentato l’apposita documentazione e finiti in fasce di reddito particolarmente alte,  è anche Amensty International Lombardia.

Il problema delle certificazioni

“Ai fini di tale certificazione, anche in assenza di beni o redditi, è necessario produrre una certificazione rilasciata dalla competente autorità dello stato estero (ambasciata o consolato), corredata da traduzione legalizzata dall’autorità consolare italiana che ne attesti la conformità.” Spiega Amnesty, che continua: “In una lettera inviata alla sindaca di Lodi, Sara Casanova, il responsabile di Amnesty International Lombardia, Simone Rizza, ha dichiarato che “in conseguenza di tale disposizione, in molti casi si ha l’impossibilità di attestare una situazione patrimoniale di difficoltà, a carico di una considerevole fascia di popolazione debole e sulla base di un criterio inequivocabilmente discriminatorio (…). Gli effetti sono di particolare rilevanza se visti in relazione al servizio di mensa e di trasporto pubblico per i bambini delle famiglie colpite dal provvedimento, il cui diritto allo studio e ad una positiva integrazione con i compagni pari-età rischiano di essere seriamente compromessi”. Amnesty International Lombardia ha dunque chiesto alla sindaca di sospendere questa misura al più presto, individuando in via alternativa criteri diversi e comunque non discriminatori.

La lettera alla Casanova

“Gentile Sindaca Casanova,

Le scrivo da parte di Amnesty International Lombardia per esprimere la nostra forte preoccupazione rispetto agli effetti dell’applicazione del regolamento comunale da Lei varato e volto a richiedere, per la fruizione di prestazioni sociali agevolate, una certificazione specifica per cittadini di stati extra-Unione europea. In conseguenza di tale regolamento, in molti casi, si ha l’impossibilità di attestare una situazione patrimoniale di difficoltà che grava su una considerevole fascia di popolazione, e che viene applicata sulla base di un criterio inequivocabilmente discriminatorio. Questo comporta infatti che famiglie che sarebbero effettivamente in possesso dei requisiti per l’accesso alle prestazioni, non potendolo dimostrare in ragione della propria origine e comunque con difficoltà maggiori rispetto ai cittadini comunitari, non possano concretamente usufruirne.Gli effetti sono di particolare gravità se visti in relazione al servizio di mensa e di trasporto pubblico per i bambini delle famiglie colpite dal provvedimento, il cui diritto allo studio e ad una positiva integrazione con i compagni di pari età –elemento alla base di una serena e rispettosa futura convivenza civile- rischiano di essere seriamente compromessi.

Non è compito nostro farLe presente il contrasto di questa norma con l’art. 34 della Costituzione che sancisce il diritto allo studio. Ma lo riteniamo tanto più necessario alla luce della proclamata esigenza di “difendere gli Italiani” e quindi, anche la Carta Costituzionale che è alla base della nostra Repubblica.

Alla luce di quanto sopra esposto, invito quindi Lei e l’amministrazione comunale a sospendere la misura al più presto, individuando in via alternativa criteri diversi e comunque non manifestamente discriminatori per l’attestazione del diritto alle prestazioni sociali agevolate.

Confidando in una gentile risposta, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Simone Samuele Rizza Responsabile Amnesty International”

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