Cena fascista a Salò, l’evento si è tenuto lunedì 28 ottobre nei locali del Ristorante Conca d’Oro.

Cena fascista per i 100 anni dalla fondazione dei Fasci di Combattimento

Come riporta BresciaSetteGiorni.it, sono stati 360 i partecipanti tra i quali molti giovani al di sotto dei trent’anni e anche qualche sindaco e assessore. C’erano tutti gli ingredienti che rimandavano al tema centrale della serata, a partire dai ritratti del Duce e fasci littori alle pareti, il tutto farcito da canzoni del periodo per i cent’anni dalla fondazione dei «Fasci Italiani di Combattimento» e i 97 dalla marcia su Roma del 28 ottobre 1922.

Gli organizzatori

Ad organizzare la cena, il Movimento Salodiano Indipendente  Associazione Catarsi presieduto  da Gianluigi Pezzali, per anni assessore comunale nella città benacense:

«Considerando che nel 1947, anno della prima edizione della cena, siamo partiti con soli 12 commensali, i 368 di quest’anno sono davvero tanti – ha spiegato Pezzali – La cosa che mi ha colpito di più è stata la presenza di molti giovani al di sotto dei trent’anni, tra i 190 e 200. Siamo molto sereni, nel corso della serata oltre alla musica sono stati letti alcuni passi del libro “Compagno Mitra” di Gianfranco Stella. L’intento è quello di ricordare un momento che ha fatto parte della nostra storia, non quello di fare apologia».

La replica dell’Anpi

Non la pensa allo stesso modo Antonio Bontempi presidente dell’Anpi Medio Garda:

«Siamo speso accusati di vedere pericoli ove non ci sono, ma le vicende nazionali (ultimo caso a noi vicino a Collebeato con la bomba carta contro il Sindaco e il rifiuto di parte del parlamento ad avvallare la commissione proposta da Liliana Segre contro il razzismo e l’antisemitismo) e quelle internazionali (la città di Dresda che dichiara “emergenza nazismo”) dimostrano quanto i nostri appelli ad alzare la guardia e a reagire siano fondati – ha spiegato Bontempi –  In questo quadro bisogna giudicare le cene commemorative della Marcia fascista su Roma, marcia che è il simbolo del disprezzo della democrazia e del culto della violenza per imporre il proprio potere. Simbolo inoltre di uno stato che non volle reagire, quando lo poteva fare, in quanto il fascismo era strumentale a degli interessi che non erano certamente quelli popolari. Fin tanto che alcuni nostalgici che amano giocare con le divise e ricordare quanto fossero “divertenti” il manganello e l’olio di ricino si ritrovano per cene private si può far finta di nulla, ma non si può stare zitti ed inermi quando queste cene diventano per numero di partecipanti e per esibizione di simboli una manifestazione politica, anche se in un ristorante. Scandalosa la partecipazione di sindaci o assessori (che hanno giurato fedeltà alla Costituzione), se fosse confermata. Non siamo di fronte a cene in costume, ma a momenti di riorganizzazione politica di culture e fazioni che vogliono essere gli eredi e precursori del fascismo oggi. Scriveremo al Prefetto e al Questore.  Chiediamo interventi forti perchè l’apologia del fascismo è ancora un reato. Non sottovalutiamo quello che sta accadendo nel nostro paese: le sceneggiate non sono mai fine a se stesse. É in corso un preciso rilancio di politiche reazionarie, antidemocratiche e portatrici di idee degenerate e degeneranti di ampio respiro, che non si fermano a questi camerati in camicia nera».