“La Lombardia non è più la Bella addormentata che dice che la mafia non c’è…”. Lo ha detto a chiare lettere oggi, lunedì 19 marzo 2019  Francesco Terragno di Regione Lombardia, in apertura dei lavori di presentazione di presentazione del secondo rapporto di ricerca “Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia”, curato dalla Commissione antimafia presieduta da Monica Forte. Gli ha fato eco il dottor Fulvio Matone, direttore generale di Polis Lombardia, che ha sottolineato come questa indagine: “rappresenta un atto d’amore per la Lombardia e dimostra l’attenzione per chi mira a distruggere il bene della regione. Ma è necessario creare gli anticorpi e per questo è importante divulgare in tutte le sedi i risultati della ricerca”.

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Nando Dalla Chiesa

Il professor Nando Dalla Chiesa, che ha coordinato i lavori del Cross ha richiamato l’attenzione su settore molto esposto alle infiltrazione mafiose, che è quello della sanità. “Rappresenta una parte preponderante del bilancio della regione e rappresenta un’eccellenza della Lombardia  – ha detto Dalla Chiesa – La sanità è quindi un settore molto esposto. Sono emerse delle evidenze sul fatto che le acquisizioni  in questo settore vengono decise direttamente in Calabria”.
Dalla Chiesa, che è anche docente dell’Università degli studi di Milano, ha richiamato l’attenzione sulle nuove aree di interesse della malavita. Tra queste l’acquisto di appartamenti destinati al turismo dove sono già stati investiti capitali. Ma anche le farmacie sono entrate a far parte delle aree di interesse della criminalità organizzata.
“La criminalità va uccisa da piccola – ha concluso Dalla Chiesa – ma per fare questo sono necessarie delle alleanze istituzionali e civili, perché solo in questo modo è possibile effettuare un controllo della criminalità dalle fasce basse e intermedie e sconfiggerla prima ce diventi una questione di portata nazionale”.

Mafia e ‘ndrangheta in Lombardia sono tutt’altro che sconfitte

“Noi siamo qui perché vogliamo sconfiggere le mafie – ha detto il vice presidente del consiglio regionale Carlo Borghetti – Oggi qui sono presenti “mondi” diversi ma con un unico obiettivo, quello di sconfiggere la criminalità organizzata. Una conferma, nel caso ce ne fosse bisogno, che la mafia e la ‘ndrangheta in Lombardia sono tutt’altro che sconfitte.

Mafia in lombardia: il nuovo rapporto

Nel 2017 Giunta e Consiglio regionale della Lombardia hanno incaricato PoliS-Lombardia di realizzare uno strumento finalizzato al monitoraggio della presenza mafiosa sul territorio lombardo, , iniziativa per la quale si è sviluppata una preziosa collaborazione con l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, sotto la direzione del professor Nando Dalla Chiesa. I risultati più che positivi emersi da questo incarico hanno consentito la realizzazione di due edizioni di questo rapporto. Nel 2018 la prima edizione ha consentito di disegnare il profilo storico e le caratteristiche contemporanee della presenza mafiosa nella regione. “Nella seconda edizione, che si presenta oggi, abbiamo ritenuto, di intesa con l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, di indagare il ruolo che le organizzazioni mafiose sono interessate a giocare nell’ambito dell’economia cosiddetta legale, con una particolare attenzione agli ambiti in cui Regione Lombardia ha compiti di regolazione del sistema degli interessi, di autorizzazione e di nomina politica” spiegano gli estensori del rapporto.

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L’analisi

“A partire da alcune evidenze e dai dati resi disponibili si è quindi lavorato innanzitutto approfondendo le attività di indagine in attività economiche e settori dove l’evidenza dell’infiltrazione e la capacità di condizionamento si sono manifestati con maggiori intensità”. Le azioni di monitoraggio hanno riguardato: il ciclo del cemento, della terra e dei rifiuti, il commercio, il turismo, l’industria del divertimento, la sanità, le estorsioni, l’usura, le attività illegali e quelle legali, con approfondimenti sui casi di incendio connessi ai rifiuti.

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Cemento e rifiuti

“Il ciclo del cemento, come ormai noto, rappresenta quasi per definizione la sede degli investimenti mafiosi. L’edilizia rientra storicamente tra gli interessi dei clan, tanto che (soprattutto nelle regioni centro-settentrionali) lo scioglimento per infiltrazioni mafiose delle amministrazioni comunali è spesso associato a una gestione incauta e, talora scellerata, delle commesse e degli appalti pubblici nel settore” si legge nel rapporto.

 

 

Lo smaltimento illegale dei rifiuti e, più in generale, i reati ambientali rappresentano un fenomeno criminale crescente in Lombardia. Nella classifica regionale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti stilata nel 2018 da Legambiente (cfr. Tabella 5), la Lombardia si posiziona all’ottavo posto a livello nazionale con 399 infrazioni accertate, e al primo tra le regioni del Nord, seguita da Piemonte (380) e Liguria (237). La classifica, disponibile anche su base provinciale indica Brescia, Bergamo, Como e Pavia come i territori in cui si concentrano i numeri più alti di infrazioni.

Gli incendi

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Turismo

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Sanità

Le estorsioni

La criminalità straniera

La seconda parte del rapporto 2019 riguarda la criminalità straniera, pertanto agli approfondimenti scientifici e tecnici si accompagna la definizione di cinque mappe diversamente rappresentative della presenza delle organizzazioni malavitose sul territorio lombardo.