Sarebbe stato mosso dalla gelosia e dalla rabbia nei confronti del cugino: questo il motivo che ha spinto Sebastian Ganci, guardia giurata di 40 anni residente a Tavazzano, a sparare a Amato Dipaola, suo cugino 29enne.

La dinamica dell’omicidio

Secondo una prima ricostruzione dei fatti fornita dagli inquirenti la vittima, originaria di Cerignola (Fg) si trovava a casa di Ganci per far visita al cugino. Proprio qui avrebbe conosciuto la giovane 17enne che Ganci stava frequentando da qualche tempo muovendo nei suoi confronti dell’inequivocabile interesse, che il cugino 40enne non avrebbe apprezzato.

Nella notte tra sabato 10 e domenica 11 agosto 2019, finito il turno di lavoro, Ganci sarebbe tornato a casa – nello stabile ex Aler in via di Vittorio a Tavazzano – e per gelosia verso le 6 di mattina sarebbe scoppiata una violenta lite con il cugino, in presenza della 17enne contesa. Secondo la ricostruzione dei fatti, confermati dalla stessa guardia giurata, Ganci ha sparato cinque colpi di pistola di cui tre hanno colpito il cugino, che si è accasciato al suolo vicino alla porta d’ingresso.

La tentata fuga

Subito dopo l’omicidio Ganci sarebbe salito in macchina obbligando la giovane a seguirlo e imboccando l’autostrada verso Sud, probabilmente con l’obiettivo di scappare il più lontano possibile. Durante la tentata fuga la 17enne è però riuscita a convincerlo a farla scendere dall’auto, facendosi lasciare nell’area di servizio di Somaglia dove ha prontamente dato l’allarme.

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Ganci invece, dopo aver fatto scendere la ragazza, ha invertito la marcia dirigendosi dalla sorella, a cui avrebbe confessato di aver fatto una “cazzata”. E’ stata lei, dopo aver ascoltato la confessione del fratello, a chiamare il 112 nella speranza che per il cugino ci fosse ancora possibilità di salvezza. Purtroppo però all’arrivo dei soccorsi Amato Dipaola era già senza vita e per lui non c’è stato nulla da fare.

L’arresto

Gli agenti della procura di Lodi, incaricata del caso, hanno trovato Ganci a casa della sorella e lo hanno trasferito in Questura assieme alla sua autovettura, che è stata subito analizzata dalla Polizia scientifica per rilevare eventuali prove. Il 40enne, interrogato dal pubblico ministero, ha confessato l’omicidio ammettendo le proprie colpe.

(Nella foto di copertina la vittima Amato Dipaola)

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